Libro il cantautore e voglio andarmene

29.08.2026 21:42

INTERVISTA A THE MAX DAKOTA 30 agosto 2026

Due viaggi interiori tra musica, fuga e ricerca di sé

Domanda 1. Nel tuo nuovo libro cartaceo convivono due opere: "Il Cantautore - Anime senza dimora" e "Voglio andarmene". Perché hai deciso di unirle in un unico volume?

Ho deciso di unirle perché, anche se sono nate in momenti diversi della mia vita, raccontano in fondo due parti dello stesso viaggio.

"Il Cantautore - Anime senza dimora" è la storia di una persona che continua a cercare un posto nel mondo senza riuscire davvero a sentirlo proprio. "Voglio andarmene", invece, nasce quando quella ricerca si trasforma nel desiderio di fuggire, di lasciare tutto, forse anche di lasciare una parte di sé.

Una cerca una dimora, l'altra vuole abbandonarla. Ma entrambe parlano della stessa inquietudine: quella di chi cammina per tutta la vita cercando qualcosa che forse non sa nemmeno definire.

Domanda 2. Il sottotitolo del libro parla di "due viaggi interiori". Che tipo di viaggi sono?

Non sono viaggi fatti di chilometri, di aeroporti o di destinazioni. Sono viaggi dentro se stessi.

Ci sono persone che attraversano il mondo senza mai muoversi veramente, e altre che restano ferme nello stesso posto ma dentro di loro percorrono distanze enormi.

Questi due racconti parlano proprio di questo. Del tentativo di capire chi siamo, di convivere con ciò che ci manca, con le nostre fughe, con i ricordi e con quelle domande alle quali, forse, non esiste una risposta definitiva.

Domanda 3. Chi è il protagonista di "Anime senza dimora"? È un personaggio o sei tu?

Credo che sia entrambe le cose.

È un cantautore, certo, ma potrebbe essere chiunque abbia provato almeno una volta nella vita la sensazione di essere fuori posto. È una persona che ha una casa, degli affetti, forse persino tutto ciò che serve per vivere, ma dentro continua a sentire che manca qualcosa.

In parte ci sono io, perché ogni canzone che scrivo nasce inevitabilmente da qualcosa che mi appartiene. Ma non volevo raccontare soltanto la mia storia. Volevo lasciare spazio a chi legge per potersi riconoscere.

Perché forse siamo più "anime senza dimora" di quanto immaginiamo.

Domanda 4. E invece cosa rappresenta "Voglio andarmene"?

"Voglio andarmene" rappresenta un momento diverso. È il momento in cui la ricerca diventa stanchezza.

Quando per troppo tempo cerchi di capire, di ricominciare, di adattarti, può arrivare un punto in cui senti semplicemente il bisogno di andare via. Non necessariamente da un luogo o da una persona. A volte vuoi andartene da una vita che non riconosci più.

Ma la domanda è: si può davvero fuggire da se stessi?

Credo che questa sia una delle domande più importanti che attraversano il libro.

Domanda 5. Le due opere sembrano quasi opposte: una cerca un posto, l'altra vuole andarsene. Eppure sono profondamente legate. Qual è il filo che le unisce?

Il filo che le unisce è l'inquietudine.

Prima cerchi un posto dove sentirti finalmente a casa. Poi, quando pensi di averlo trovato o quando ti accorgi che non riesci comunque a sentirlo tuo, nasce il desiderio di scappare.

Sono due movimenti apparentemente opposti, ma forse appartengono alla stessa persona.

Cercare e fuggire. Restare e partire. Avere paura della solitudine e allo stesso tempo aver bisogno di stare soli.

Credo che la vita di molte persone sia fatta proprio di questi contrasti.

Domanda 6. Quanto è autobiografico questo libro?

È autobiografico nelle emozioni, più che nei fatti.

Non ho mai pensato alla scrittura come a un diario dove raccontare esattamente quello che mi è accaduto. Preferisco prendere un'esperienza, un dolore, una perdita o una sensazione e trasformarla in qualcosa che possa appartenere anche agli altri.

La mia vita entra nelle canzoni, ma una volta scritte non sono più soltanto mie.

Se un lettore trova dentro una pagina qualcosa della propria storia, allora quella canzone ha raggiunto il suo vero scopo.

Domanda 7. Nel libro la musica non è soltanto accompagnamento, ma sembra diventare un modo per sopravvivere. È così anche per te?

Sì, credo che per me la musica sia sempre stata un modo per dare una forma a cose che altrimenti sarebbero rimaste confuse dentro di me.

Ci sono sentimenti che non riesci a spiegare parlando. Puoi provare a raccontarli, ma le parole normali non bastano. Una canzone, invece, può dire quello che una conversazione non riesce a contenere.

Non scrivo perché ho trovato tutte le risposte. Probabilmente scrivo proprio perché continuo ad avere domande.

Domanda 8. Cosa significa per te l'espressione "anima senza dimora"?

Un'anima senza dimora non è necessariamente una persona sola o povera di affetti.

Può avere una casa, una famiglia, un lavoro, degli amici. Può perfino sembrare serena agli occhi degli altri.

Ma dentro di sé continua a sentirsi in viaggio.

È quella sensazione difficile da spiegare di non appartenere completamente a nessun luogo, di avere sempre una parte di sé che guarda oltre, che cerca qualcosa, che non riesce a fermarsi.

Forse non è nemmeno una condanna. Forse è semplicemente un modo di essere al mondo.

Domanda 9. Nel libro c'è molta malinconia. Pensi che la malinconia possa avere anche un valore positivo?

Credo che la malinconia ci costringa a guardarci dentro.

Viviamo in un mondo che ci chiede continuamente di essere felici, produttivi, veloci, positivi. Ma l'essere umano non è fatto soltanto di luce.

Ci sono momenti in cui dobbiamo fermarci davanti alle nostre ombre.

La malinconia può far male, certo, ma può anche renderci più profondi, più sensibili e forse più capaci di comprendere il dolore degli altri.

Non credo che dobbiamo innamorarci della tristezza. Ma nemmeno fingere che non esista.

Domanda 10. A chi pensi quando scrivi? Hai un lettore ideale?

Penso a chi, almeno una volta, si è sentito fuori posto.

A chi ha dovuto ricominciare. A chi ha perso qualcuno. A chi è rimasto anche quando avrebbe voluto andarsene. A chi è partito senza sapere dove sarebbe arrivato.

Non penso a un'età precisa o a un tipo particolare di persona.

Penso semplicemente a chi sente troppo e magari non riesce sempre a dirlo.

Domanda 11. Le canzoni presenti nel libro nascono in anni diversi della tua vita. Rileggendole oggi, ritrovi ancora la persona che le ha scritte?

A volte sì, altre volte mi sembra di incontrare uno sconosciuto.

Riascoltare o rileggere una canzone scritta molti anni prima è strano. Ti ricorda chi eri, cosa stavi vivendo e soprattutto come guardavi il mondo in quel momento.

Ma il tempo cambia anche il significato delle parole.

Una canzone che avevi scritto pensando a qualcosa di preciso, dopo anni può raccontarti una storia diversa. Ed è forse questa la cosa più bella della musica: continua a vivere anche quando chi l'ha scritta è cambiato.

Domanda 12. Se dovessi descrivere i due viaggi con due immagini, quali sceglieresti?

Per "Anime senza dimora" sceglierei una persona che cammina lungo una strada senza sapere esattamente dove porta, ma senza riuscire a fermarsi.

Per "Voglio andarmene" sceglierei invece una stazione. Un luogo dove puoi restare ad aspettare oppure salire su un treno senza sapere se la destinazione sarà migliore.

In fondo, forse, entrambe le immagini parlano della stessa cosa: del movimento continuo dell'anima.

Domanda 13. C'è una risposta che il libro cerca di dare alla domanda "dove si trova la propria dimora"?

Non credo che il libro dia una risposta definitiva.

Forse la dimora che cerchiamo non è un luogo. Forse non è nemmeno una persona.

Forse arriva il giorno in cui impariamo ad abitare noi stessi, anche con le nostre contraddizioni, con le nostre paure e con quella parte inquieta che continuerà sempre a guardar lontano.

Forse la vera pace non consiste nello smettere di cercare, ma nell'accettare che alcune persone sono fatte per restare in cammino.

Domanda 14. Dopo aver attraversato "Anime senza dimora" e "Voglio andarmene", cosa vorresti lasciare al lettore?

Vorrei lasciargli la sensazione di non essere solo.

Non ho scritto questo libro per insegnare qualcosa o per dire alle persone come devono vivere. Ho semplicemente cercato di raccontare alcune inquietudini che conosco.

Se qualcuno, leggendo queste pagine, penserà: "Anch'io mi sono sentito così", allora il viaggio avrà avuto un senso.

Forse non possiamo sempre trovare una dimora.

Forse qualche volta abbiamo persino voglia di andarcene.

Ma sapere che, da qualche parte, esiste qualcun altro che ha attraversato la stessa tempesta può rendere il cammino un po' meno solitario.

Domanda 15. Un'ultima domanda: chi è oggi The Max Dakota dopo questi due viaggi?

Non so se sono arrivato da qualche parte.

Forse sono ancora quel cantautore che raccoglie pezzi di strada, ricordi, persone e canzoni cercando di capire dove metterli.

Ma una cosa l'ho imparata: non sempre dobbiamo guarire da ciò che siamo.

A volte dobbiamo semplicemente imparare a convivere con la nostra inquietudine.

"Anime senza dimora" e "Voglio andarmene" sono due viaggi diversi, ma io sono ancora in mezzo alla strada.

E forse, per qualcuno come me, la strada è già una forma di casa.